1968, di Francesco Paolo Volpe
Da "Il Minotauro redento"
Versi ed immagini evocative, momenti introspettivi e notazioni epigrammatiche di vita quotidiana. Ecco cosa trasmettono le poesie di Francesco Paolo Volpe, avvocato e docente di Diritto Amministrativo presso l'Università degli Studi di Salerno.
“1968” è la poesia oggi proposta, tratta dall’ultima raccolta di Volpe pubblicata da Areablu edizioni “Il Minotauro redento”. Tre strofe (due quartine e una pentastica) in cui l’autore, che all’epoca dei movimenti sessantottini aveva 18 anni, ricorda “musica e libri e cinema e teatro” che hanno concorso alla sua formazione e quel “compagno […] perso, nelle piazze”.
Affreschi, urlati, di carta alle pareti
e il letto antico mio di ferro cigolante,
reperto di soffitta, dipinto rosso lacca e
foglie giallo ocra di platano autunnale.
E musica e libri e cinema e teatro,
avidamente, per crescere coscienti,
confronto, impegno e riflessione,
per correre gioiosi insieme,
con la fermezza di chi va lontano.
Compagno, t’ho perso, nelle piazze,
tra le bandiere di un giovane ideale
e le parole che cantavamo insieme,
eppur quel tempo mio è stato per la vita.


