Da Paestum, la Tomba del Tuffatore in trasferta per Expo
A Milano la mostra “Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei”. Fino a gennaio 2016, chi arriva a Paestum troverà “solo”, si fa per dire, i Templi dell’area archeologica.
La Tomba del Tuffatore, unico esempio di pittura di età greca della Magna Grecia, è in questi giorni a Milano. Fino al prossimo 10 gennaio 2016, sarà in mostra al Palazzo Reale di Milano per l’evento “Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei”, in occasione di Expo 2015, insieme ad altri importanti capolavori in prestito dal Museo di Napoli, dal Louvre, da Atene, da Berlino e dal British Museum, oltre che da raccolte private.
LA TOMBA DEL TUFFATORE
Riaffiorata dall’oblio, grazie a Mario Napoli, nell’estate del 1968 nella Necropoli di Tempa del Prete di Paestum e datata intorno al 480 a.C., la tomba si compone di 5 lastre dipinte, generalmente conservate nel Museo Archeologico Nazionale pestano.
Sulle quattro pareti che compongono la cassa, si sviluppa una scena di simposio che, sui lati lunghi, presenta dieci personaggi maschili impegnati in diverse attività: suonare il flauto o la lira, cantare e giocare. Il kottabos illustrato è un giocoche consisteva nel lanciare i residui di vino, facendo ruotare la coppa con un solo dito, contro uno strumento in bronzo posto al centro della sala. Sul coperchio c'è la scena che ha dato il nome alla tomba: il tuffo di un giovane uomo, metafora del passaggio dalla vita alla morte. La scena richiama la credenza dei greco-romani secondo cui bisognava attraversare un fiume o una palude per raggiungere l’aldilà.
I TEMPLI DI POSEIDONIA
Chi arriva a Paestum fino a gennaio 2016 troverà “solo”, si fa per dire, i Templi dell’area archeologica, patrimonio dell’umanità. Fondata agli inizi del VI secolo a.C. a sud del fiume Sele, l’attuale Capaccio-Paestum assunse nella Magna Grecia il nome di Poseidonia, in onore di Poseidone, il dio del mare, dei terremoti e dei maremoti.
Le più antiche testimonianze della presenza degli Achei sono state rinvenute nei santuari urbani, nelle tombe individuate nelle contrade di Arcioni e Laghetto, a nord-ovest e a nord-est della città e nel santuario di Hera Argiva alla foce del Sele. “L’immagine della città antica, definita dal circuito murario ancora conservato e soprattutto dai tre templi dorici che si stagliano maestosi e imponenti - scrive Angela Pontrandolfo nel testo introduttivo di Paesaggi in cartolina a cura di Paola Capone per Areablu Edizioni - nei due santuari urbani posti a settentrione e meridione dello spazio pubblico, occupato prima dall’agorà greca e, successivamente, dal foro romano, è nota al mondo sin dalla fine del Settecento”.


