Il mondiale dell’86 di Diego Armando Maradona nel racconto di Fabrizio Prisco “Sogno Mundial”

Quel 29 giugno 1986 è “il momento più sublime della sua carriera. Prima di cadere nell’abisso, non sarà in ogni caso l’ultimo. Ci sarà tempo per vincere con il Napoli due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa e una Supercoppa diventando, in uno strano connubio con San Gennaro, “San Gennarmando”, divinità pagana che fa miracoli con i suoi piedi prodigiosi e dispensa felicità.”

26 novembre 2020 - Gli stadi e i palazzetti illuminati a giorno, nella notte che segue l’annuncio della morte di Maradona del 25 novembre. I titoli celebrativi dei giornali internazionali, nel buongiorno commosso di oggi. 34 anni dopo la coppa del mondo, si piange Diego Armando Maradona. A Napoli, che gli dedicherà lo stadio, così come in Argentina, che gli intitolerà il campionato, si intonano i cori che lo osannarono e accompagnarono l’icona del calcio negli anni Ottanta-Novanta.

A Napoli, la mano de dios ha inciso così tanto, perfino nell’onomastica. Oltre 500 bambini nati nel periodo trascorso da Maradona al Napoli portano il suo nome, Diego Armando. Senza contare quelli che ne hanno una sola parte, Diego.

I ricordi personali di tifosi e non, affidati ai social network, restituiscono la dimensione collettiva del numero 10. Tra questi, c’è Fabrizio Prisco, giornalista e autore di “Sogno Mundial”, libro in cui ha narrato anche le gesta memorabili di Maradona ai mondiali:

“Come per tanti bambini nati alla fine degli anni ‘70 in Campania, Diego è stato il supereroe della mia infanzia. Me ne innamorai perdutamente guardando le sue prodezze alla TV durante i mondiali in Messico del 1986, i primi di cui conservo nitidamente un ricordo. […] Con le sue prodezze riusciva a tirare fuori le emozioni che ognuno conserva gelosamente dentro di sé. E ti faceva tornare bambino. […] Ho visto Maradona, che vi siete persi, mi viene da dire ai ragazzi di oggi. Ma la tristezza mi assale. Oggi non è un giorno come gli altri. It's the end of the game, é la fine della partita. In campo Diego sei stato il migliore di tutti, fuori una persona normale con tanti pregi e altrettanti difetti. Un napoletano di Buenos Aires, anzi di Villa Fiorito, più napoletano dei napoletani stessi. Ecco perché oggi se ne va un pezzo di ognuno di noi, ecco perché l'anima di Napoli oggi si sente orfana del suo figlio prediletto. […]”

Un flashback. 1986. È in Messico che Maradona segnerà quel “gol del secolo” che lo ha consegnato al mito e gli è valso il titolo di calciatore più forte di sempre. “Insieme con Pelè. Qualcuno sostiene più dello stesso Pelè - aggiunge Fabrizio Prisco nel suo libro sulla storia dei mondiali di calcio - che proprio in Messico allo stadio “Azteca”, 16 anni prima, aveva sollevato la sua terza Coppa Rimet.” Quel 29 giugno 1986 è “il momento più sublime della sua carriera. Prima di cadere nell’abisso, non sarà in ogni caso l’ultimo. Ci sarà tempo per vincere con il Napoli due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa e una Supercoppa diventando, in uno strano connubio con San Gennaro, “San Gennarmando”, divinità pagana che fa miracoli con i suoi piedi prodigiosi e dispensa felicità.”

0
commenti